“Castrum Petesiae”, così per molti secoli fu chiamato Turania. Descritto in alcuni documenti di circa 900 come territorio ricco di castagneti e fondi adatti alla coltura della canapa, conserva tracce di una storia millenaria.

Storia

Le prime notizie circa un Paese chiamato “PETESA” risalgono all’890 d.c. ed appartengono ad un documento che registra una donazione concessa al Monastero di Farfa. Il Paese sembra avere una origine preromanica, come dimostra il rinvenimento di numerosi tesori che fanno pensare ad un ampio insediamento nei pressi della località di San Donato e fece sicuramente parte del “Patrimoniun Sancti Petri” (donazioni terriere fatte al Papa) probabilmente nel gruppo ricordato con il nome di “Patrimonium Sabinum et Carseolanum”. In seguito alle invasioni barbariche e alla formazione del Ducato Longobardo (571 d.c.), iniziarono anni di guerre e devastazioni che modificarono profondamente il Patrimonium con spartizioni delle terre secondo lo stile dei conquistatori. Con Carlo Magno si ebbe un breve periodo di tranquillità ma l’Italia divenne ben presto preda dei popoli del vicino Oriente lanciati alla conquista del Bacino Mediterraneo. Si aprì poi il periodo della vendetta contro la Chiesa che vide l’unificazione nel 1111 dei due poteri politico-temporale nelle mani dell’Imperatore e la conseguente distruzione delle città rimaste fedeli al Pontefice. Di preciso cosa accadde a Petescia non è noto, ma molti degli agglomerati circostanti furono distrutti e l’intera Sabina fu alla mercé delle famiglie baronali. Fino alla cattività Avignonese ci fu un periodo di relativa pace, poi si riaccesero le lotte tra i nobili e Petescia passò con estrema facilità da un signore all’altro: dalle mani di Landolfo Colonna a quelle degli Orsini, poi da Muzio Tuttavilla a Carlo Muti. Il 1841 segnò il passaggio dell’odierno Turania dalla Diocesi di Magliano Sabina a quella di Tivoli e come parte del Regno di Napoli ha seguito, per il resto del secolo, gli avvenimenti nazionali sotto la guida del suo Podestà. Agli inizi del 1900 il territorio aveva una estensione di 891 ettari ed una popolazione di 1058 abitanti, dedita principalmente alla produzione agricola di grano, granturco, legumi e patate. Dopo le prime elezioni del 1946 si affacciò l’idea di cambiare il nome all’antica Petescia e così, con Decreto Presidenziale del marzo 1950, prese definitivamente il nome di Turania dall’omonimo fiume che l’attraversa. Dal 1960 al 1980 Turania ha subito lo stesso destino di gran parte del Comuni della Provincia di Rieti, l’esodo continuo di intere famiglie verso i grandi centri urbani. In questo modo la popolazione residente si è ridotta notevolmente di numero e oggi il paese ha acquisito una vocazione esclusivamente turistica anche grazie alla realizzazione del Museo d’Arte Contemporanea recentemente riconosciuto di interesse regionale ed è meta di visite fuoriporta grazie alla vicinanza con Roma e alle numerose ricchezze naturali.

Monumenti e luoghi da visitare

Santa Maria del Carmelo: le notizie relative al piccolo Santuario Mariano che, nel corso dei secoli ha rappresentato motivo di profondo interesse spirituale per gli abitanti dell’antica Petescia, derivano dalla discreta documentazione esistente nell’archivio dei Padri Carmelitani in Roma. Con tutta probabilità la costruzione venne eseguita da qualche discepolo si San Francesco e si può far risalire alla 2a metà del 1300; le numerose opere di fortificazione ai muri perimetrali hanno consentito che l’edificio giungesse ad oggi pressoché integro mentre del convento non esistono più neanche i ruderi. Oggi sul piazzale dove sorgeva l’antico Convento Francescano per opera del Comune di Turania è stato realizzato un complesso museale con statua in bronzo dedicata a San Pio da Pietralcina ad opera del Maestro Silvio Amelio.

L’opera in bronzo

La Chiesa del Santissimo Salvatore: questa chiesa è stata ricostruita totalmente nel 1779 in stile neoclassico sui resti di un edificio del secolo precedente probabilmente in stile tardo Barocco di cui restano tracce nella cripta ora adibita a salone per le feste parrocchiali, fino a pochi decenni fa usata anche per matrimoni e celebrazioni religiose su richiesta dei fedeli o nei periodi di restauro della chiesa superiore. Oggi è sede della parrocchia del paese.

Museo permanente di Arte Contemporanea

Mulino cinquecentesco, recentemente restaurato

Feste e Sagre

Prima domenica di settembre è la giornata dedicata ai Santi Antonio e Donato; dal centro del paese partono alcune mongolfiere preparate e quindi anche colorate artigianalmente da alcuni appassionati. La manifestazione è molto suggestiva

“Sagra della castagna”, che si tiene l’ultima domenica di ottobre.