Paganico Sabino è uno tra i paesi più antichi ubicati nella Valle del Turano. Il borgo di origine medievale è arroccato su uno scosceso sperone roccioso collegato al versante nord-occidentale del Monte Cervia a 720 mt di altitudine.

Storia

Alcune tracce della presenza di comunità organizzate nel territorio di Paganico Sabino sono forse riconducibili già al III° secolo a.C., in epoca pre-romana. Di Paganico poi non se ne esclude l’origine romana per alcune tracce di tale presenza nella zona (col nome paganicum venivano chiamati anche i luoghi in cui erano presenti rovine di età romana). Infatti, poco distante dal paese, nelle vicinanze del fiume Turano, si trova la “Pietra Scritta” (con questo termine viene comunemente designato il monumento sepolcrale della famiglia dei Muttini). Il paese è uno dei più antichi della Valle del Turano, già documentato nell’852 nel Regesto Farense.

Monumenti e luoghi da visitare

La Pietra Scritta, monumento funerario in onore della famiglia dei Muttini risalente alla seconda metà del I secolo a.C. La Pietra Scritta ha un posto ragguardevole nella memoria collettiva della comunità di Paganico Sabino come fonte di leggende legate a tesori nascosti, a strepiti infernali assordanti e ad apocalittici fenomeni metereologici. E’ la tomba della famiglia dei Muttini come si rileva dall’epigrafe da anni in pessimo stato di conservazione e, quindi, difficilmente decifrabile ad occhio nudo e senza l’ausilio di mezzi di contrasto. Si tratta di un monumento funerario del tipo “a dado”, realizzato modellando un masso erratico esistente sul posto e probabilmente distaccatosi dall’incombente monte Cervia. Il sepolcro, che si imposta su di un basamento che presenta su tutti i lati una cornice modanata, ha un corpo con pianta quasi quadrangolare ed uno sviluppo tronco-piramidale.

Chiesa di San Nicola, con posizione centrale rispetto all’abitato del paese, che trova le sue più antiche tracce in documenti della diocesi di Rieti risalenti al 1398. E’ ad un’unica navata, a sala, con due altari laterali dove sono presenti due pregevoli tele settecentesche – la Madonna del Rosario (1821) e la Fuga in Egitto (1819), che adornano i due altari laterali. Sul soffitto è posta una grande tela decorativa rappresentante “San Nicola da Bari ed il miracolo dei bambini”, opera del 1935 di Carlo Cavallari. La chiesa inoltre ha subito recentemente lavori di consolidamento e di rifacimento della facciata che hanno portato alla luce anche l’antica torre portaria del paese.

Chiesa di Santa Maria dell’Annunciazione, esistente anch’essa già dal 1398, ha versato per decenni in uno stato di abbandono fino ad una sua recente ristrutturazione e un recupero come struttura a ricezione turistica. Con i lavori di restauro sono stati sistemati gli affreschi presenti e ne sono stati rinvenuti altrettanti: è emerso infatti che l’intera parete di destra è ricoperta di cicli pittorici per una superficie complessiva di 60 mq. La chiesa attualmente è sconsacrata e al suo interno è attrezzata per consentire il pernottamento di eventuali escursionisti.

La Mola, un mulino a grano che sfruttava il decorso delle acque del fosso detto dell’Ovito. Anche la Mola ha beneficiato di lavori di ristrutturazione nei primi anni 2000 che hanno permesso alla struttura di poter essere di nuovo visitata in sicurezza e di poter mostrare gli antichi macchinari utilizzati per la macinazione del grano.

La Sala San Nicola. La sala espositiva “San Nicola” è ubicata nei locali attigui alla Parrocchiale. Al suo interno oggi vi sono due sale: la prima sala conserva ciò che resta dell’arredo liturgico delle chiese del territorio di Paganico, depredate negli anni passati dei pezzi più pregiati; la seconda contiene un’esposizione permanente degli oggetti ed arnesi della Civiltà Contadina raccolti a partire dalla fine degli anni ’80.

Eventi e feste

Fiera di San Giovanni: Il 30 agosto di ogni anno, da tempo immemore si svolge a Paganico la fiera di San Giovanni. Fino agli anni ’70, la manifestazione ruotava intorno alle esigenze dettate dalla civiltà agro-pastorale e riguardava soprattutto la compravendita di animali e di utensili necessari a sostenere le attività agricole. I prati vicini al centro abitato, erano affollati di cavalli, mucche, asini, maiali, etc. La “Fiera” sopravvive ancora e ogni anno un gruppo di rivenditori ambulanti di articoli casalinghi, scarpe, giocattoli, abbigliamento ed altro ancora, mantiene in vita questo antico mercato.

Il Ballo delle Pantasime (festeggiamenti di Agosto): Il mascheramento, il ballo, il fuoco, sono i tre elementi simbolici rappresentati. I fantocci costruiti su un telaio di canne intrecciate e rivestiti di carta coloratissima, sono guidati da abili danzatori e compaiono all’improvviso, a notte tarda, a conclusione della festa. Alle Pantasime viene dato fuoco e i ballerini incuranti delle fiamme si fanno un punto d’onore nel resistere più a lungo al loro interno. La festa termina con l’espulsione degli spiriti maligni e le Pantasime bruciano ormai inermi divorate dal fuoco purificatore.

Calennemaju: Il rito del “Calennemaju” che si ripete il 1 maggio di ogni anno. La mattina, digiuni, si consuma questo particolare rito : si sbucciano tre noci e si immergono in un bicchiere colmo di vino pronunciando la seguente frase:

San Felippu e Jacu
Faccio a Calennemaju
Se moro affonno
Se no retorno
Se le noci emergono la stagione sarà propizia e libera da malanni.

Piatti tipici

I Vertuti: zuppa di legumi e cereali (fave, fagioli, ceci, cicerchie, lenticchie, grano, granturco, etc). Il piatto si consuma tradizionalmente il I° Maggio di ogni anno nelle famiglie del nostro paese.

Sagne strasciate: piatto povero, di tradizione contadina che si consumava sulla “spianatora” al ritorno dalle dure fatiche dei campi. Le “sagne” si ottengono strappando a mano in piccoli lembi irregolari una sfoglia realizzata con un impasto di acqua, uova e farina. La sagra delle “Sagne Strasciate” si svolge sempre l’ultima domenica del mese di luglio.