Orvinio è una perla incastonata nel bellissimo paesaggio dei Monti Lucretili; per questo e per il suo fascino medievale fa parte del club dei Borghi Più Belli d’Italia.

Storia

L’origine dell’antica Orvinium è fatta risalire al periodo in cui i Siculi occupavano la Sabina. Successivamente fu città degli Aborigeni, ricordata dagli antichi storici romani per essere un centro di grande fama, dominato da un tempio dedicato alla dea Minerva. Nel IX sec., le truppe di Carlo Magno sconfiggono i Saraceni (817): l’episodio avrebbe dato origine al nome medievale del luogo, Canemorto, dall’epiteto con cui erano chiamati i nemici arabi; per molto tempo il luogo appartiene ai frati benedettini di Santa Maria del Piano. Dopo diversi secoli di proprietà benedettina, Canemorto passa tra le mani di varie famiglie nobiliari, come gli Orsini che, nel XV secolo, costruiscono e affrescano un palazzo signorile, noto come il “Granarone”. Durante il XVI sec., il piccolo villaggio inizia a svilupparsi grazie allo spopolamento dei due borghi vicini di Valle Buona e Pietra Demone; dagli Orsini il feudo passa alla famiglia ducale dei Muti che vi costruisce la Rocca e una torre di difesa, andata distrutta. Nel 1632, il feudo è ceduto ai Borghese che lo tengono per oltre due secoli e a metà Ottocento ristrutturano il Castello facendogli assumere la veste attuale. Trascorsi ormai secoli dal passaggio di Carlo Magno, nel 1863, dopo l’avvento dell’Unità d’Italia, Canemorto cambia nome in Orvinio.

Monumenti e luoghi da visitare

Abbazia di Santa Maria del Piano: si ritiene edificata da Carlo Magno dopo la vittoria contro i Saraceni (817), anche se poi riutilizzata in modo incongruo e ridotta a quasi niente; conserva tuttavia il fascino storico di una costruzione antica.

Santa Maria del Piano

Parrocchiale San Nicola di Bari: innalzata nel 1842 su una vecchia chiesa risalente al 1536

Chiesa San Nicola di Bari

Chiesa di Santa Maria dei Raccomandati, edificata nella seconda metà del XVI secolo in cima alla salita nella parte alta del borgo, ospita le opere di Vincenzo Manenti e del padre Ascanio, entrambi sepolti qui.

Santa Maria dei Raccomandati

Gli affreschi di Manenti

Chiesa di San Giacomo: eretta nel 1612 per volere del barone Giacomo Muti, su disegno di Gian Lorenzo Bernini, è a pianta ottagonale e si fa vanto anch’essa dei dipinti di Vincenzo Manenti nei due altari laterali.

Chiesa di San Giacomo

Il centro storico, che conserva tratti della cinta muraria con torri di difesa e alcune tipologie costruttive residenziali di epoca rinascimentale.

Il Castello, che difende la città fin dall’anno Mille e che ancora oggi mantiene fascino e arcaico carisma. La struttura oggi visibile è frutto di numerosi rimaneggiamenti ordinati dai diversi proprietari che hanno posseduto il castello, tra cui gli Orsini, che nel corso del Cinquecento lo ampliarono notevolmente. Le sue mura di cinta occupano gran parte del centro storico, e le sue stanze sono oggi spesso utilizzate per cerimonie e principeschi soggiorni, per gentile concessione dei marchesi Malvezzi-Campeggi, attuali proprietari.

Castello

Sagre e feste

Sagra del polentone: il polentone non è solo un piatto appetitoso e di qualità, ma è anche e soprattutto pura tradizione: le porzioni, tagliate a filo sul marmo, sono servite in scifi di legno, mentre la cottura della pietanza avviene in tegami di rame.

Sagra dei “cecamariti”: il nome dei cecamariti con l’aglione di Orvinio nasce dalla rapidità con cui viene preparato un piatto che pare abbia alla spalle una lunga preparazione, così che le mogli possano ingannare, quindi “cecare”, i propri mariti.

Festa patronale dedicata a san Nicola, 6 dicembre.

Piatti tipici

Nel menu tradizionale sono da considerare inoltre le “sagne all’aglione” o ai funghi porcini, e le specialità alla brace accompagnate dalla “pizza-pane” e dalla cicoria di campo. Ottime sono le patate, così come il miele e il farro. Di quest’ultimo è ripresa la coltivazione, abbandonata per lungotempo.